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APPROFONDIMENTI

Dallo spettacolo dedicato ad Eleonora Duse l'autrice Irene Carossia ha tratto ispirazione per scrivere un saggio dal titolo

"VITA E ARTE CANTANDO IL MITO: ELEONORA DUSE"

 

Premessa

Nella vita di un’artista gli incontri importanti sono molti: autori, interpreti, registi, testi, luoghi, ma su tutti l’incontro più importante è quello con il pubblico, questa straordinaria entità mai uguale a se stessa fatta di visi, sguardi, cuori e anime che attendono nel buio di poter vivere nei nostri gesti, nelle nostre voci e nelle nostre anime.
Chi fa teatro conosce la straordinaria armonia che si crea nel momento in cui il teatro stesso svanisce, nella sua dimensione dello spazio e del tempo, per divenire il luogo dell’emozione. Ognuno scivola nel proprio ruolo tacito: il pubblico di protagonista, l’interprete di strumento.
Respirando all’unisono l’energia fluisce attraverso il corpo, emana dalla voce, ma anche dai silenzi carichi di emozioni e aspettative.
Nell’emozione condivisa si incontra se stessi, quella parte di sé che appartiene alle radici profonde del nostro esistere.


Danzare, recitare, cantare non significa mostrarci ma donarci come specchio dell’anima di ognuno, offrirci come estensione dell’inesprimibile, essere, in quel momento, un tramite liberatorio; nessuno può giudicare ciò che ognuno prova nel buio.
Il buio del teatro è forse l’unica tenebra che non temiamo, né dalla parte del palcoscenico, né dalla parte della sala, poiché non è fatta di assenza, ma è ricolma della presenza di noi stessi e degli altri.
E’ un buio che non ci avvolge, facendoci temere l’ignoto, ma ci protegge e ci accoglie, raccogliendoci tutti in un unico rasserenante e forte abbraccio.
E’ uno dei pochi luoghi, il teatro, nel quale la presenza dell’altro ci diviene familiare senza bisogno di altre parole, tranne quelle che già risuonano o che rimangono tacite; è un luogo nel quale si crea una intimità profonda e silenziosa, che risuona di un’attesa comune.
Il teatro, come la vita, è una magia che si mostra ogni sera diversa, ma ugualmente intensa, unica, personale e ingiudicabile.
Certamente la vita stessa è fatta di incontri, a volte casuali, a volte cercati, a volte perduti con dolore, a volte evitati con coscienza.
Il mio incontro con Eleonora Duse è stato a lungo sospirato, ma anche temuto, perché incontrare significa comprendere e per comprendere è necessario rassegnarsi ai propri limiti e predisporsi a lottare per creare un vuoto nel quale accogliere.
Tanto più l’incontro è importante tanto più bisogna essere pronti ad elaborare una sorta di mutamento di sé, una metamorfosi attraverso la quale si abbandona qualcosa per arricchirsi di altro.
Il sentimento più forte, incontrando Eleonora Duse, è stato, personalmente, quello della piccolezza, della mia realtà di semplice artigiana dell’arte, che rivolge il proprio sguardo alla matrice stessa del teatro.
E’ uno sguardo fatto di amore, ammirazione e desiderio di comprendere e divulgare, poiché credo che ciò che è possibile conoscere di questa meravigliosa donna e artista, non sia mai sufficiente a celebrarla.
Parlare dei grandi personaggi, forse, è un modo per farci sentire meno soli, uno strumento per accorciare le distanze fra noi e loro, mai imponendo alla loro memoria di scivolare verso di noi, ma cercando piuttosto di innalzare noi stessi verso di loro, nella consapevolezza dei nostri limiti, ma nella buona volontà di poter apprendere ad essere migliori.
Ho atteso tanto tempo di sentire in me il coraggio di poterle rendere il mio omaggio: un’attesa fatta di studio e di lavoro, di riflessioni e di immenso travaglio ma anche di speranza. La speranza di riuscire a creare un tassello da aggiungere nel già ricchissimo mosaico di letteratura e arte che racconta il mito: Eleonora Duse.
Da questi anni di travaglio è nato uno spettacolo fatto di narrazione, recitazione e canto, che a sua volta ha ispirato questo piccolo saggio.
Lo offro alla lettura senza orgoglio, ma con il desiderio di condividere un sentimento, una passione, l’emozione, ma anche una domanda e, chissà, forse una risposta.
E’ sicuramente possibile raccontare la storia di una vita, ma è altrettanto possibile raccontare il travaglio interiore di chi ha vissuto in sé il senso del mistero dell’arte?

©2006 MeC Musica e Canto s.a.s